SxM oggi, venticinque anni dopo

SxM (1994) dei Sangue Misto è un disco di cesura, che segna inconfutabilmente la fine della prima stagione del rap italiano — influenzata sopratutto (ma non solo) dalle posse — e l’inizio della cosiddetta golden age.

È un album maturo, esente da molte di quelle comprensibili incertezze che avevano in parte caratterizzato il rap (italiano) degli esordi.

C’è amore per il funk. Per la libertà. Per la giustizia sociale. Per il cazzeggio. Per le luci annebbiate dai fumi del tetraidrocannabinolo.

Neffa, Deda e Dj Gruff giocano a fare i giovani scanzonati, ma sono già dei professionisti nel loro genere.

Il loro vocabolario musicale e linguistico è sostanzialmente inedito, senza alcun precedente inciso su vinile.

Quando sono usciti i Sangue Misto ho detto: – Ecco, questa è la chiave che piace a me, un misto di stile, ma anche contenuto.
Simone Eleuteri alias Danno (CollederFomento) – Intervista a the Piecemaker

Il rap non è solo contenuto, ma anche — come rappa Speaker Dee Mo’ 1 — una questione di stile. Prima dei Sangue Misto l’avevano capito in molti, ma nessun gruppo o mc era riuscito a farlo in maniera così innovativa e omogenea, arrivando a pubblicare persino un album.

Non dedico tempo a chi non ha rispetto
ed è falso e vile…e non ha stile.“Nicola Peressoni alias Speaker Dee Mo’ Questione di stile

SxM è un disco che sublima in maniera ineccepibile molte tensioni creative già presenti all’interno della scena hip hop italiana. 

Ascoltarlo oggi è necessario per capire che l’Italia di ieri ci parla di quella di oggi. (Lo straniero, Clima di tensione, Cani sciolti).
E che si possono scrivere degli inni al thc (La porra, Fattanza blu, Piglia male) trasudanti consapevolezza nell’uso dei campioni e atmosfere dilatatissime: da trip-hop mancato di un soffio.

Notes:

  1. Autore, fra le tante cose, della copertina del disco.

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