Utensili per un meme bordighiano

Di tanto in tanto una frase piuttosto nota attribuita ad Amadeo Bordiga — tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia — fa capolino nel dibattito politico. L’espressione è solita circolare in due varianti simili e apparentemente interscambiabili:

    1. L’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo.
    2. Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l’antifascismo.

La prima è, in realtà, una rielaborazione vernacolare della seconda, contenuta all’interno dell’articolo intitolato La classe dominante italiana e il suo stato nazionale 1, ma entrambe, in egual misura, vengono spesso riportate impropriamente senza citare la fonte né spiegare il contesto di provenienza.

Un po’ di tempo fa Diego Fusaro — “allievo [a suo dire]  indipendente di Hegel e di Marx, di Gentile e di Gramsci” — ha rispolverato il mantra bordighiano per criticare l’antifascismo contemporaneo.

Bordiga e Flaiano, fascisti e antifascisti

Sarebbe però opportuno svelare lo scenario entro il quale trae origine l’espressione di Bordiga. Non solo per capirne il reale significato, ma anche per smontare certe modalità impiegate nella diffusione di narrazioni distorte.

◊◊◊

Nel 1946, a un anno dalla Liberazione e a due mesi dalla controversa amnistia Togliatti, Bordiga scrive asprissime parole di critica nei confronti del blocco borghese colpevole, secondo il politico ercolanese, di aver favorito l’instaurazione del regime. Bordiga ritiene che i liberali, i socialdemocratici e i clericali si siano serviti del fascismo allo scopo di “disarmare il proletariato”. Tuttavia, solo dopo la morte di Giacomo Matteotti, allorché la violenza squadrista divenne inconfutabile, il gruppo dei partiti borghesi “invocò e pretese l’appoggio e l’alleanza del proletariato per rovesciare il fascismo”.

L’antifascismo “ufficiale”, come lo chiama Bordiga, non va confuso con la resistenza di quei “gruppi proletari […] che nella loro battaglia esprimono il tentativo di una rivincita di classe”. A tal proposito andrebbe ricordato che per il marxista Bordiga il fascismo è

“una delle forme nelle quali lo Stato capitalistico borghese attua il suo dominio, alternandolo secondo la convenienza delle classi dominanti, con la forma della democrazia liberale” 2,

In quest’ottica, pertanto, solo un processo rivoluzionario di classe può eliminare l’apparato borghese e, di conseguenza, ogni deriva fascista.

A torto o a ragione, Bordiga critica l’antifascismo costituzionale in quanto espressione borghese e classista dello stesso regime.

◊◊◊

Quello che fa Fusaro è utilizzare gli stessi strumenti che sottendono la creazione e propalazione di meme, fake quotes e fake news. Tali tecniche, per esempio, vengono utilizzate per far dire a Pier Paolo Pasolini che l’antifascismo è un’arma di distrazione; a Winston Churchill che i fascisti del futuro si chiameranno antifascisti; e a Ennio Flaiano che i fascisti si dividono in fascisti e antifascisti. Nel modo in cui si configura quello di Bordiga è un meme 3 o, nello specifico, una catch-phrase 4.

Un meme pasoliniano

Nel meme bordighiano la “citazione” si trasforma in uno slogan di facile ricezione che possiede il necessario “psychological appeal” 5. Le parole di Bordiga, attraverso una semplice decontestualizzazione funzionale, paiono calate dall’alto e suonare come un monito atemporale. 

A rendere maggiormente attraente il meme è il rapporto fra il citato e il citante. Fusaro, conscio rappresentante dell’intellighenzia mainstream dell’Italia contemporanea, evoca il politico campano con la stessa enfasi con cui Matteo Salvini e Greg Abbott, governatore del Texas, evocano rispettivamente Pasolini e Churchill. L’effetto di senso che ne scaturisce, in questi casi, è quello di un doppio ipse dixit: — lo disse Bordiga…e lo disse (pure) Fusaro.

È lecito ipotizzare che se gli stessi meme venissero diffusi da individui privi di sovraesposizione mediatica, non avrebbero, agli occhi dell’opinione comune, la stessa credibilità.

Un meme bordighiano.

 La frase di Bordiga nasce all’interno di un complesso scenario ideologico e politico che andrebbe analizzato ed esplicitato attentamente.

Utilizzare quell’enunciato per delegittimare l’antifascismo contemporaneo è un esercizio di disonestà intellettuale. 

E ciò è intollerabile, ancor più se praticato per diffondere narrazioni improprie a danno di una maggioranza di persone che spesso accetta acriticamente il verbo dell’influencer culturale di turno. 

 

Notes:

  1. Bordiga A., “Prometeo”, serie I, n. 2, 1946. L’articolo è consultabile a questo indirizzo: http://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/classe_dominante.htm.
  2. http://www.fondazionebordiga.org/intervista.html
  3. Beninteso, il meme, ancor prima di essere un dispositivo grafico di senso, è un meccanismo, un fattore di moltiplicazione agenealogica del senso. È sia prodotto che modalità di produzione.
  4. Dawkins R., The Selfish Gene, Oxford University Press, 1976. L’undicesimo capitolo è consultabile qui: http://www.rubinghscience.org/memetics/dawkinsmemes.html
  5. Dawkins R., The Selfish Gene, Oxford University Press, 1976.

Leave a Comment

Your email address will not be published.